Fortuna che ci sei

Entro dalla porta,stranamente in perfetto orario, e mi siedo sulla poltroncina a gambe incrociate come sempre.

Gli parlo della mia solita settimana anche se solita non è stata in realtà.

“Ieri ho avuto una crisi”.

“La puoi descrivere per favore?”.

“Facevo fatica a respirare e quando ho sentito il cuore andare come un treno sono andata completamente nel panico”.

“Ti sei calmata da sola?”.

“Si, ma ho capito una cosa di me finalmente!”.

“Cosa?”.

Non riesco a relazionarmi con le persone per più di un certo periodo di tempo. Ho paura dell’amore, ho paura di affezionarmi troppo, di far star male le persone e soprattutto, di star male”.

Le mie labbra hanno iniziato a tremare perché sapevo che per una volta avevo detto la verità.

“Sei arrivata ad un perché?”

“No, non lo so, O forse sì.

Mi sono sempre detta che il problema delle mie relazioni sta nella mia leggerezza ma in realtà è una leggerezza voluta, proprio per allontanare l’altro”.

Ho incominciato a grattare con le unghie il bracciolo della poltrona.

”E perché ti precludi in questo modo le tue relazioni?”.

“Perché penso che l’amore non esiste:secondo me é una felicità astratta di poca durata, é una candela accesa che prima o poi si spegnerà.

Io voglio essere quella felicità, quella che dura poco, che si imprime come un bel ricordo nel cuore dell’altro e che poi se ne va, poco prima di spezzarglielo”.

“Tu hai paura di un futuro, qualsiasi esso sia”.

“Si, ma penso che tutti abbiano paura di quello, dottore”.

“É vero, ma le persone cercano almeno di affrontarlo, tu non ci provi nemmeno”.

“Lo so ma non ne trovo la motivazione: perché devo dare tutta me stessa in una relazione se so già che la fine è certa e dolorosa?”.

Lo sentivo, sentivo il cuore battere forte.

“La vita è una e bisogna godersela sai, anche se si sbaglia perché altrimenti quando anche tu avrai 50, come il sottoscritto, ti ritroverai solo con dei rimpianti”.

Sono crollata.

Ho iniziato a piangere, sapevo che avrei pianto, non volevo, non anche questa volta. Che palle, io mi odio quando piango, mi fa sentire terribilmente fragile.

Mi passa i fazzoletti, quelli profumati, che amo.

“Adesso calmati. Devi sapere che questo problema non c’è solo quando ti senti diversa nel vivere gli amori ma, quest’ ultimo, lo diventa esattamente nel momento in cui ti fa soffrire perché vedo che ci tieni ad essere , a volte, come gli altri”.

“Si è vero , non troppo però”lanciandogli un sorriso.

“Ok, non troppo, facciamo un esperimento, iniziamo da qui”.

Tira fuori uno specchio di quelli ovali e antichi e inizia a chiedermi cosa vedo

“Io dottore” ,ridendo.

“Grazie scema, cerca di vedere al di là”.

“Vedo una persona trasandata, trasandata dentro e fuori”.

“Sai cosa vedo io?”.

“Spari la cazzata”.

“Una bella e semplice ragazza, con tanta insicurezza dentro di sé che deve assolutamente eliminare”.

Aveva centrato nel segno.

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